Introduzione

Il vivace scenario tra un fiume e il suo popolo, rinnovato al passare dei secoli e delle generazioni, fino a quando, con la costruzione dei muraglioni a fine ‘800, e’ improvvisamente calato il sipario.
Sono state si’ scongiurate nuove e disastrose inondazioni, ma con esse e’ scivolato via il millenario legame tra Roma e il suo Tevere.

Amicizia dimenticata

Appunti e memorie di una amicizia dimenticata

“Non ci si rende conto del senso del Tevere nella storia di Roma se non si richiama alla mente, e si mantiene desta nella coscienza, la memoria del dramma ricorrente delle inondazioni: evento non inatteso dai Romani, per il suo accadere almeno una volta l’anno, vissuto con una sorta di familiarità e partecipazione al limite tra il festoso e il tragico, in quanto portatore di una invasione d’acqua – materia vitale per la città – ma sovrabbondante, fino a raggiungere una paurosa potenza: una sorta di tsunami urbano.
Accolto come una eventualità non priva forse, al fondo della memoria, di un richiamo all’esondazione originaria su cui galleggiò la cesta con i due gemelli neonati accolti dalla lupa. Rito di rinascita, quindi, e nel suo ripetersi periodico, annuncio di nuova vita.” 
(Mario Manieri Elia, “La città murata, in Roma, dall’acqua alla pietra”, Carocci Editore, 2009)

Fin dalle origini della citta, il dialogo appassionato con il fiume ha offerto ai romani un multiforme teatro di commerci e svaghi, ozi e professioni. Il lento macinare dei mulini, il continuo viavai delle merci, gli schiamazzi dei bagnanti, lo scorrere operoso dei battelli, animavano lo specchio tiberino da mattina a sera, suggellando la relazione tra pietra e acqua, vicoli e ripe, uomini e riflessi.

Un vivace scenario rinnovato al passare dei secoli e delle generazioni, fino a quando, con la costruzione dei muraglioni a fine ‘800, e’ improvvisamente calato il sipario. Sono state si’ scongiurate nuove e disastrose inondazioni, ma con esse e’ scivolato via il millenario legame tra Roma e il suo Tevere.

“Viviamo in un luogo,
ma abitiamo in una memoria”
(J.Saramago)

 

il Tevere e la Storia

“Erano immagini scaturite da una macchina che finiva per mostrare – e con molta precisione – sia quello che interessava al fotografo, i suoi originali intenti, ma anche quello che finiva nell’inquadratura a dispetto dei suoi desideri.
Può succedere che a volte sia interessante quello che accade ai bordi piuttosto che al centro di alcune di queste fotografie. Siamo attratti da ciò che è sfuggito al controllo del fotografo.”
(dal “Progetto argini“, Conversazione di Francesca Fabiani con Vittore Fossati)

per approfondire

Dai “Fiumaroli” al Ciriola
http://www.trastevereapp.com/il-tevere/barcone-ciriola/

Regina Acquarum

“A Roma l’acqua è stata da sempre uno degli elementi più importanti, il legame è indissolubile sin dalla sua fondazione, la cui storia è strettamente connessa al Tevere. Infatti, secondo la leggenda, le acque del Tevere salvarono Romolo e Remo conducendoli placidamente verso la lupa e nella sua valle si sviluppò il primo nucleo originario della città. Il fiume e le sue acque, venerati come divinità (Pater Tiberinus) furono sufficienti a dissetare per oltre quattro secoli una città in continua espansione.

[…] Tale abbondanza di acqua valse a Roma l’epiteto di Regina aquarum, ovvero regina delle acque.

Durante tutto il Medioevo, dopo l’assedio dei Goti (476 d.C.) che tagliarono gli acquedotti in modo da assetare la città, l’esigua popolazione rimasta tornò ad approvvigionarsi all’acqua del Tevere.

I cosiddetti acquari o acquarioli, prelevavano l’acqua all’altezza di Ponte Milvio filtrandola e riempendo barili e coppelle, la caricavano su asini o muli e la portavano in giro per la città o a domicilio, vendendola.

L’acqua del Tevere, a differenza di quel che potremmo pensare oggi, era ritenuta buonissima e salubre. Testimonianza illustre quella di quando Papa Clemente VII Medici si recò solennemente a Marsiglia nel 1533 dal Duca d’Orleans, portando con sé una quantità d’acqua del Tevere che potesse bastargli fino al suo ritorno, per non essere costretto a berne altra peggiore.”

(tratto da Neapolisroma)

Discese del Tevere oggi

Recuperare la relazione con il fiume seguendo i volontari della Discesa Internazionale del Tevere  in canoa, sup, gommone, packraft, dragonboat, bici (d’acqua e non), a piedi….. [ segue >>> ]

Alvaro, classe 1944

Alvaro, classe 1944, romano de Campo de’ Fiori, a 14 anni frequentava i bagni sotto Castel Sant’Angelo. Salutava la madre e andava a fare i tuffi dai piloni. Era finita la guerra e i soldi per arrivare fino al mare non ce n’erano. Poveri ma belli, ci si preparava il “fagotto” per un pranzo in riva al fiume. Allo stabilimento der Ciriola si affittavano le ”mutandine” (trovarle della misura giusta non era facile) e poi giù in acqua, a fare a gara chi nuotava più velocemente fino all’altra sponda. Due o tre volte a settimana veniva anche Pasolini con i suoi libri da studiare. Poi il boom economico e la gente che si sposta alle spiagge di Ostia e Ladispoli. Anche Alvaro con sua moglie, laggiù fino al mare. Ora che è vedovo è tornato al suo fiume, il sorriso che rimanda agli anni della gioventù. Lo potete incontrare la mattina che prende il sole sdraiato in banchina, poco distante dai ricordi di settant’anni fa.

Qua la zampa

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