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Intro

“Cuori pulsano nelle uova.
Crescono gli scheletri dei neonati.
Le sementi producono
le prime foglioline
e anche i grandi alberi che stanno all’ orizzonte.
Chi afferma che la morte è onnipotente
è la vivente smentita
al proprio credo.
Non c’ è una sola vita
la quale per un attimo
non sia stata immortale.”
(Wislawa Szymborska, “Sulla morte, con misura”)

 

Il Tevere si sviluppa per oltre 400 km lambendo l’Emilia Romagna, la Toscana, le Marche, l’Umbria, e il Lazio. Segue il Po per l’estensione del bacino idrografico (il territorio che contribuisce con le sue acque ad alimentare un fiume), e’ l’unico fiume che taglia longitudinalmente la penisola  ed e’ il più importante dell’Italia centro meridionale.

 

“Camminare lungo le sponde del Tevere è sicuramente una delle esperienze più belle per chiunque ami la natura. Lasciare il caos e lo stress della città ed immergersi in una tranquillità insospettabile in pieno centro cittadino. Questa è ancora oggi la potenzialità ambientale del Tevere. Un incredibile “corridoio ecologico” che attraversa tutta la città e la collega, a Nord, con la Campagna Romana e, a Sud, con la Riserva Naturale Statale del Litorale Romano e con il mare.
E ciò permette ad una gran quantità di specie animali e vegetali di vivere nelle sue acque e lungo le sue sponde. Carpe e anguille, cavedani e barbi, rane e bisce d’acqua, cormorani e aironi cenerini, martin pescatori e usignoli di fiume, pipistrelli e volpi. Ma anche cannucce e giunchi, iris ed euforbie, salici e pioppi, olmi e ontani.
Quindi, osservare piante ed animali, camminando lungo le sue banchine, percorrendolo in bicicletta o muovendosi con i barconi lungo le sue acque, offrirà a tutti la possibilità di apprezzare quanto il fiume rappresenti il principale “serbatoio” di biodiversità della nostra città, che, è bene ricordarlo, è una delle più interessanti, da questo punto di vista, nell’intero panorama mondiale.”
(Itinerari sul Tevere, CEA)

“Potranno tagliare tutti i fiori
ma non fermeranno mai la primavera.”
Pablo Neruda

 

“Il 65% del territorio nel Comune di Roma, che si estende per 130 ettari, è costituito da aree verdi, di cui il 40% è occupato da aree agricole. Il Tevere e la vegetazione ripariale, che ne segue il corso, costituiscono una delle principali vie d’accesso alla città e di colonizzazione per le specie animali e vegetali tipiche della campagna romana all’interno della città. Delle 1300 specie di piante spontanee presenti a Roma, circa la metà sono associabili all’habitat acquatico e ripariale del fiume. Il taglio della vegetazione, la cementificazione e le opere di bonifica hanno condotto progressivamente alla scomparsa di aree umide che favorivano la presenza di saliceti e canneti.
Negli anni ’80 l’Ufficio Speciale Tevere e Litorale combatteva con un problema che ancora oggi affligge il fiume: il grande sistema di interferenze all’interno delle competenze amministrative, come Acea, Genio Civile, Demanio, Sovraintendenze, Mibact e altri, che rendono impossibile un piano di gestione coordinato delle risorse ambientali connesse al corso d’acqua.
Ai limiti nord e sud, i parchi di Tor di Quinto e della Magliana, rappresentano l’integrazione e la compenetrazione fra natura e città. I progetti quadro dell’83 per il recupero delle aree golenali e la realizzazione di parchi fluviali cercavano di costituire una nuova spina dorsale verde della città. Ma anche in quel caso il centro storico si muniva solo di una pista ciclabile.
Il tratto urbano, che ad oggi rimane ancora del tutto insoluto, si può dividere in tre settori. Il primo va da Ponte Milvio a Ponte Matteotti, costituito da golene terrazzate ma naturali, il secondo da Ponte Matteotti al Ponte Sublicio, caratterizzato dalla presenza dei muraglioni in travertino, il terzo settore va dal Ponte Sublicio al Ponte di Mezzocammino che ripresenta una situazione golenale modellata ma naturale simile al primo.
Nel tratto specifico del centro storico si registra una mancanza pressoché totale di aree verdi, una scarsità di parchi attrezzati per lo svago e lo sport (ad eccezione dei circoli sportivi creati sui barconi). Il corridoio ambientale è interrotto, frammentario, inesistente.
Per quanto riguarda gli uccelli, il corso del fiume costituisce una rotta migratoria fondamentale. Gli stormi vi si concentrano tanto da provocare con le loro secrezioni qualche naturale fastidio al deflusso dei lungotevere. Viste le politiche locali si tenta disperatamente di allontanare dalla città e dal suo fiume qualsiasi elemento si frapponga con il vivere artificiale.
Il Tevere, come corridoio ambientale, ha bisogno di essere riattivato in tutti i suoi punti affinchè il circolo si cominci ad auto-alimentare.”
(“Roma Tiberina“, G.Romagnoli)

Le stagioni

Le quattro stagioni della Regina

«Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione.
Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero.
La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era.
Bisogna ritornare sui passi già fatti, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.»
(J.Saramago , “Viaggio in Portogallo”)