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 Intro

«La forma più comune di bellezza è legata alle relazioni umane. E allora, se non crediamo nell’immortalità del corpo e dell’anima, l’unica trascendenza che ci resta è la traccia che lasciamo nella memoria degli altri. Tanto vale che sia la più bella possibile.»
(Tzvetan Todorov)

 

La Regina ti chiama…… ma non sai come rispondere?
scrivici le tue idee… o fai un giro su questo sito per conoscere gli eventi mensili, i progetti, ….

Diamo precedenza ad attività dal basso, che possiamo concretizzare con le nostre energie, ma non tralasciamo il contatto con amministrazioni, uffici tecnici, … convinti che un sano lavoro di rete (orizzontale e verticale) è condizione imprescindibile per dare concretezza alle nostre visioni.

“La gioventù non conosce ciò che può,
e la vecchiaia non può ciò che conosce”
(Saramago, “la caverna”)

Pelo randagio o unghie da salotto
Libera il miagolio che e’ in te
Perche’ una e’ la Regina… ma infiniti sono i suoi Gatti!


(la locandina dell’Operazione Patronus)

 

“Quando la cultura è intrisa di verticalità e gerarchia, il cittadino vede l’istituzione come espressione del potere arbitrario, piuttosto che come l’esercizio di una funzione di servizio. Il potere arbitrario può fare quel che vuole, e il cittadino deve sottostargli. Le disfunzioni, ma anche le angherie, sono accettate con rassegnazione e fatalità, come se fossero un risvolto inevitabile delle istituzioni. Certo, ciascuno mantiene il “diritto di mugugno”, la facoltà di cimentarsi in un brontolio di scontento che in alcuni momenti si trasforma in una lamentela chiaramente avvertibile, qualche volta invade l’aria. Ma, comunque, questo mugugno è incapace del salto di qualità, di passare dalla disfattista lamentela del suddito alla propositiva richiesta di assunzione di specifiche responsabilità, propria del cittadino.”
(G.Colombo, “Sulle regole”)

 

 

Reti collaborative

“Non è sempre possibile restaurare i propri confini
dopo che sono stati turbati e resi permeabili da una relazione:
per quanto ci proviamo, non possiamo ricostruirci
nella forma autonoma che in precedenza immaginavamo di avere.
Qualcosa di noi si trova adesso all’esterno,
e qualcosa di esterno è adesso dentro di noi.”
(Hamid, “Il fondamentalista riluttante”)