All’interno dell’operazione Strabone (mappare il territorio) e del panorama delle ciclovie, presentiamo il percorso proposto da Romano Puglisi da Ladispoli a Fiumicino,  ad immaginare la futura ciclovia Tirrenica, poi fino Roma lungo la Via al Mare della Regina.

Ciclovia “Dolce Spiaggia”

Un sogno nel cassetto

Il territorio del Parco del Litorale Romano, è stato per me un luogo particolarmente caro perché peri miei figli,quando erano ancora piccoli, si è rivelato un’incredibile “palestra” naturale per iniziare a praticare il cicloescursionismo in sicurezza in un bellissimo contesto paesaggistico costiero e della Campagna Romana. In alcuni tratti, è lo stesso paesaggio che ha fatto innamorare e affascinare molti illustri viaggiatori dell’epoca del Gran Tour, alla ricerca delle antiche vestigia romane, che ancora si conservano numerose nella campagna.

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Partiamo

Se iniziamo ad esempio da un’estremità del parco, ed esattamente a nord ovest, dove è la Stazione di Marina di Cerveteri sulla linea ferroviaria Roma-Pisa, dopo esserci arrivati comodamente con il servizio treno+bici, possiamo intraprendere un lungo percorso, una marcia di avvicinamento alla Caput Mundi che può rivelarsi un vero e proprio viaggio, sia nello spazio fisico, sia nel tempo storico, da poterci spendere anche più di una giornata, che per la sua lunghezza potremmo azzardare a chiamarla anche “Ciclovia Dolce Spiaggia”, in memoria del periodo trascorso da Federico Fellini, che qui ha dedicato momenti importanti della sua carriera, durante le riprese della “Dolce vita”, anche per realizzare tante altre sue opere d’arte cinematografica.

Torre Flavia

Giungendo dalla stazione, alla vicina spiaggia di Cere Nova, abbiamo già un primo saggio di ciò che possiamo aspettarci di incontrare in questo viaggio nel territorio del Parco del Litorale Romano, basta dare uno sguardo verso sud est dove la vista della linea di costa è interrotta dalla presenza della Torre Flavia, proprio sulla battigia della lunga spiaggia, una delle numerose torri di guardia costruite lungo il Tirreno per difendere la penisola dalle scorrerie dei saraceni, che hanno imperversato a varie riprese a partire dal IX fino al XVI secolo. La torre è inserita nel Monumento Naturale Palude di Torre Flavia, realizzata nel medioevo sui resti di una costruzione romana, restaurata nel XVI secolo dal cardinale Orsini. Arretrando nell’interno e prendendo la strada in direzione di Ladispoli, aggiriamo la riserva naturale, dove possiamo entrarvi nuovamente più avanti ad un secondo ingresso, dove poter ammirare meglio la torre più da vicino. Si attraversa l’area umida, una delle numerose aree palustri che sono state salvate e tutelate in altrettante aree protette per conservare l’importante funzione di area di sosta per l’avifauna, dopo la quale si arriva alla spiaggia nelle vicinanze di Torre Flavia.

Ladispoli e le ville romane

Con l’ausilio di una pista ciclabile entriamo nella periferia di Ladispoli, che possiamo definire un grande quartiere satellite di Roma, ma che per attraversare il quale, in bici non si avverte la sua pressione demografica con i pericoli che percepiamo di solito nella città dovuti al traffico. Questo grazie al bel percorso con strade sostenibili ricavato sulla litoranea cittadina, lungo il gradevole percorso ciclopedonale in gran parte con panorama sulla spiaggia, dove facciamo l’incontro con bel mosaico di una villa romana. Ad una piazzetta, se occorre abbiamo la Stazione di Ladispoli a pochi passi.

Oasi WWF Bosco di Palo e il Castello Odescalchi

Attraversata tutta la città e due ponti ciclopedonali su altrettanti fossi, abbandoniamo la costa per inoltrarci leggermente nell’interno, lungo via dei Delfini. Giungiamo alla ciclabile che,affiancando la ferrovia ci porta all’ingresso dell’Oasi WWF di Palo, vicino all’omonima stazione dismessa. Anche in questa seconda riserva naturale, si conserva una preziosa area naturale umida, molto importante per lo svernamento dell’avifauna migratoria, dove oltre ad ospitare uccelli e pesci, è nota per la presenza di grossi esemplari di tartarughe terrestri. L’area comprende anche resti romani della “Villa della Posta Vecchia”, una statio lungo la Via Aurelia romana. Direttamente sulla costa abbiamo l’elegante e massiccio Castello Odescalchi, fortezza a pianta quadrata con torri angolari, purtroppo non visitabile perché privata. In origine, fino all’epoca medioevale, era anch’essa una torre di vedetta, che più tardi è stata inglobata nella costruzione del castello, possiamo ammirare il mastio anche dalla spiaggia più avanti – a meno di avere la fortuna di trovare l’oasi aperta – Pedaliamo infine sulla pista ciclabile di Palo, storicamente la prima realizzata nel Lazio, nella metà degli anni ’80.

Marina di San Nicola e il bunker tedesco

A Marina di San Nicola, che a parte il rammarico di aver invaso l’ambiente naturale costiero, costituisce perlomeno un felice esempio di come poter realizzare un centro residenziale senza aggredire il paesaggio circostante con edifici invasivi; è anche apprezzabile il fatto che esso conservi un grazioso lungomare pedonale, che possiamo percorrere – meglio se con bici a mano – Con alle spalle il Castello di Palo, proseguiamo lungo questo tratto, dove incontriamo un bunker tedesco sulla spiaggia, che costituisce una memoria storica delle fasi più cruente del secondo conflitto mondiale.

Villa di Pompeo e il Porto di Alsium

Giungiamo al termine del litorale di Marina di San Nicola, pedalando accanto all’edificio di una villa romana del I secolo d.C., dopo la quale sono i resti del porto romano, prima etrusco della città di Alsium, una delle più antiche dell’Etruria, conquistata dai romani nel 274 a.C.

La campagna del fosso Cupino – nell’interno: Palidoro e il Castello di Torrimpietra

Quindi torniamo nell’interno, pedalando piacevolmente lungo un tratto in mezzo alla campagna coltivata, lungo il fosso Cupino, dove, dopo un ponticello rurale, raggiungiamo una fattoria. Oltre, dopo un bellissimo doppio filare di pino domestico [SUPPOSTO CHE IL CANCELLO NON CI SIA PIÙ!] raggiungiamo la strada che porta verso l’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù. Se proseguissimo a sinistra verso la Stazione di Palidoro, poi oltre la ferrovia possiamo incontrare il borgo di Palidoro, caratteristico villaggio rurale che fu la StatioBrebiana lungo l’Aurelia romana. Andando ancora più avanti, nell’interno della campagna, è interessante visitare la Tenuta di Torrimpietra, dove si conserva il settecentesco Castello omonimo dei principi Falconieri, che comprende una chiesa barocca e un giardino all’italiana e il villaggio rurale tutt’intorno,con una torre di vedetta medioevale un po’ più distanziata nella campagna, tutti seminascosti nelle strette valli boscose di quest’area. E, se abbiamo bisogno di mangiare o bere, qui abbiamo una cantina dell’azienda, con una buona cucina e buon vino biologico.

Torre di Palidoro e la “Dolce Spiaggia” di Fellini

Seguiamo la strada per l’Ospedale pediatrico, che abbandoniamo subito dopo per ritrovarci, dopo un cancello,  in prossimità della spiaggia, presso la quale è la Torre di Palidoro – altra torre di vedetta del litorale tirrenico – ai piedi della quale è il monumento in memoria del sacrificio del carabiniere Salvo d’Acquistoche si è immolato per salvare numerosi civili ormai destinati alla fucilazione per rappresaglia; in questo luogo morì davanti a un plotone d’esecuzione tedesco. Ci inoltriamo nuovamente nella campagna coltivata, superiamo il Rio di Palidoro [SE IL COMUNE CI FA IL PONTE DI LEGNO NUOVO SAREMMO MOLTO CONTENTI!] e siamo in vista di Passoscuro, un abitato nato spontaneamente frutto dell’abusivismo degli anni ‘70, iniziato con una inarrestabile costruzione di baracche e poi di casette, che è stato successivamente sanato, conservando fortunatamente intatta la bellissima “Dolce Spiaggia”di Fellini.

La Bonifica di Maccarese e il Castello Rospigliosi – nell’interno: la Tenuta di Castel di Guido

Abbandoniamo Passoscuro lungo il percorso litoraneo superando il fosso Tre Denari ad un ponticello in legno ed entriamo nell’areadella Colonia Marina di pertinenza di Maccarese, pedalando il suo litorale su ciclabile lungo numerosi stabilimenti balneari, affianco ai quali si snoda una bella ciclabile, che però sarebbe stato meglio costruirla sul lato opposto per evitare il flusso dei bagnanti che vi entrano; inoltre c’è anche da rilevare le sproporzionate dimensioni dei lampioni, che in un’area naturale sarebbe meglio stato meglio un’illuminazione meno invasiva. Al termine si lascia la costa per inoltrarci di nuovo nella campagna e andare in direzione del borgo rurale di Maccarese.

Se proseguissimo lungo la costa, nel periodo estivo in questo punto c’è un facile guado per passare dalla ciclabile di maccarese a quella di fregene, dove un ponte sarebbe auspicabile!

Nel borgo incontriamo il Castello Rospigliosi, castello medioevale circondato da un fosso, non visitabile, attorno al quale si estende un gradevole villaggio rurale. Uscendo dal borgo,superiamo l’Arrone e pedaliamo di nuovo su ciclabile fino alla Stazione di Maccarese. Si sottopassa la ferrovia e sull’altro lato procediamo verso il cimitero. Da questo punto è possibile deviare per esplorare una delle tenute agricole più grandi dell’area romana – sempre facente parte del Parco del Litorale Romano – la Tenuta di Castel di Guido, di 2000 ettari gestita dall’Azienda Agrobiologica supervisionata dal Comune di Roma, che conta specie pregiate di 400 capi di vacca maremmana allevate allo stato brado da butteri a cavallo, lungo le radure erbose che si aprono tra i fitti boschi di querce che ricopre una vasta area del parco. Il villaggio di Castel di Guido conserva il Casale di Castel di Guido, del XVII secolo con l’annessa chiesa. L’area comprende anche altri casali, come la Bottaccia – in cattivo stato di conservazione –  e un’Oasi della LIPU, sul lato più vicino a Roma e, cosa molto particolare – che finirà di sorprendere per il luogo in cui si trova – il museo paleontologico della Polledrara di Cecanibbio, una vasta area espositiva di 900 mq all’interno del quale il visitatore può trovare uno dei più ricchi depositi pleistocenici d’Italia. Accostati vicino l’autostrada il percorso si snoda leggermente ondulato lungo la campagna ad ovest di Roma, affiancando man mano l’area aereoportuale di Fiumicino, avvicinandoci pian piano al bacino idrografico della Valle del Tevere. Dopo esser saliti al panoramico abitato di Malnome nella Tenuta di Castelmalnome, si scende seguendo la valle Galeria. Si passa accanto a una piccola area industriale, con una raffineria, e tra alcune fattoriesiamo in vista della campagna attorno al fiume Tevere, giungendo a Ponte Galeria, dove si trova la stazione della ferrovia FL1 Fiumicino aeroporto-Fara Sabina-Orte.

Fin qui, questo è il percorso se volessimo già tornare verso Roma

Se invece volessimo proseguire lungo il litorale verso Fiumicino, possiamo farlo al meglio deviando sul lungo il rettilineo sterrato che attraversa la Bonifica di Maccarese – via dei Collettori – che dai pressi della stazione di Maccarese ci porta indisturbati dal traffico, in aperta campagna, fin nei pressi di Focene, oltre Fregene. Infatti, in attesa che vi sia un percorso migliore per attraversare l’area, siamo costretti ad evitare il rinomato centro balneare romano. Al termine del lungo rettifilo, siamo nei pressi delle idrovore di Focene e dell’Aeroporto Intercontinentale Leonardo da Vinci. Qui abbiamo modo di deviare verso Focene, come Passoscuro, un altro insediamento nato completamente abusivo – oggi sanato – che ci ha lasciato comunque pressoché integra la sua spiaggia, dove sono apprezzabili le dune.

Come da Maccarese a Fregene, anche questo punto, nel periodo estivo questo punto offre un facile guado per passare dalla ciclabile di Fregene a Focene, ma un piccolo ponticello in legno farebbe molto felici pedoni e ciclisti!

Si percorre tutta la ciclabile lungo l’aeroporto, passando accanto all’Oasi WWF di Macchiagrande, arrivando a Fiumicino. Nell’area urbana si può continuare a percorrere tutto il litorale, in parte su ciclabile, fino al Faro, sull’estuario del ramo principale del Tevere, oppure anche il molo che affianca il ramo settentrionale del fiume.

La Ciclovia Regina Ciclarum fino a Roma

Da Fiumicino, grazie al comune di Fiumicino, si può finalmente percorrere tutto il lungotevere destro sulla nuova ciclabile, lungo il cui tratto iniziale ci sono degni di nota sia il sito archeologico-ambientale del Lago di Traiano, sia la chiesa dei Ss. Ippolito e Lucia racchiusa in una fortificazione medioevale, entrambi proprio accanto alla ciclabile. Per ora la ciclabile arriva fino al Parco Leonardo, dove è anche la Stazione Parco Leonardo della Linea FL1. In attesa che anche il comune di Roma si accorga della felice possibilità di poter offrire ai ciclisti il collegamento al mare dalla città, lungo le sponde del Tevere (!) si può comunque proseguire lungo un magnifico sterrato, recentemente curato dalla cittadinanza. Questo lambisce l’abitato di Ponte Galeria, che vi arriva tramite una rientranza lungo il fosso Galeria e il Collettore delle Acque Alte, entrambi paralleli.Qui c’è anche la è un’altra Stazione di Ponte Galeria.

In questo punto si riallaccia la Variante da Maccarese-Castelmalnome-Valle Galeria

Il Parco Tevere Sud, Ficana e il “Fiume morto”

Lo sterrato prosegue la sponda destra del Tevere, mentre sul l’altro lato del Tevere, si eleva la piccola altura di Monte Cugno, sito dell’antica città preromana di Ficana (X-IX secolo a.C.), probabilmente latina, in posizione strategicamente importante, perché controllava il punto di transito sul Tevere di molte popolazioni, per raggiungere le vicine saline note ai romani comeCampus SalinarumRomanarum, con la costa ben più arretrata di oggi. In questa area infatti, affluiscono, a nord il fosso Galeria, da dove provenivano gli etruschi, a sud il fosso Malafede, via di comunicazione delle popolazioni latine e albane, mentre i sabini,dalle aree interne della penisola, percorrevano l’ultimo tratto attraverso la via fluviale del Tevere. Ficanafu conquistata dai romani nel IV secolo a.C., secondo la leggenda, ad opera di Anco Marzionel VI secolo a.C.

Continuiamo a pedalare in direzione del ponte del GRA, già in vista di fronte a noi e, poco prima di questo, a sinistra è un’area umida residuo del tratto di fiume dismesso dopo l’ultima guerra, perché il continuo impaludamento in quest’area ha indotto a raddrizzare il suo flusso per evitare rallentamenti ed esondazioni continue delle acque. In seguito, questo tratto che un tempo quando l’alveo era percorso ancora dalle acque del fiume, era chiamato “La Storta” – appunto per la breve e brusca deviazione in una stretta ansa – fu chiamato il “Fiume morto”, oggi tutelato per la presenza di avifauna migratoria.

Possibilità di raccordo alla stazione muratella lungo l’argine.

Tor di Valle, il Ponte Romano e la Torre Righetti

Si effettua un salto di sponda, passando su quella sinistra per mezzo del ponte più vecchio, dove, all’epoca del triplicamento del ponte del GRA nel 2000 l’ANAS ha riservato un passaggio privilegiato per le biciclette – che il Comune di Roma tarda ancora a segnalare con adeguata segnaletica! – dal momento che sull’altro lato, dal ’98 è in esercizio la ciclabile, detta appunto Tevere Sud. Da notare l’attraversamento dell’area di Tor di Valle, dove fino a qualche anno fa c’era il secondo impianto ippico della città, poi dismesso, in attesa di altra destinazione d’uso di cui oggi si sente la sua mancanza per l’assenza dei cavalli che un tempo si potevano ammirare dalla ciclabileche facevano capolinodalle loro stalle. Si superano i ponti di sollevamento dei collettori delle acque reflue dell’ACEA [CHE SI SPERA POTER UTILIZZARE PER IL COLLEGAMENTO DELLA CICLOVIA ALLA Stazione MaglianaE AI QUARTIERI TRULLO E CORVIALE] , quindi, al doppio sottopasso della via Ostiense, si passa accanto al Ponte Romano della Via Ostiensis, purtroppo malamente coperto dalla nuova via Ostiense come fosse una pietra tombale! Nel tratto seguente, prima del ponte della Magliana, in alto su una radura erbosa abbiamo la bella vista di una nota location cinematografica di Pasolini, la cilindricaTorre Righetti, che ha fatto da sfondo, alle scene sicuramente più belle di “Uccellacci uccellini”, indimenticabile film con Totò e Ninetto Davoli.

Il “Colosseo Quadrato”, la chiesa di San Pietro e Paolo, e la Scuola di Ettore Scola

Sulla destra invece abbiamo la vista del cosiddetto “Colosseo Quadrato”, ovvero il Palazzo della Civiltà del Lavoro e la chiesa di San Pietro e Paolo sulla sommità della collina dell’EUR. Prima di cambiare sponda, abbiamo un accesso con possibilità di prendere la Metro B alla Stazione EUR-Magliana. Passiamo sulla sponda destra attraverso il ponte della Magliana, lungo la quale, nel quartiere Magliana, passiamo di fronte la Scuola delle Arti Cinematografiche dedicato a Gian Maria Volonté – nel quale modestamente lavoro – una scuola cinematografica d’eccellenza fortemente voluta dal grande regista Ettore Scola, pochi anni prima della sua scomparsa, per la formazione nelle professioni che concorrono alla produzione del film.

Torre del Giudizio e la chiesa paleocristiana di Santa Passera

Nel quartiere Magliana abbiamo una penultima possibilità di usufruire del trasporto intermodale alla Stazione di Villa Bonelli lungo la ferrovia FL1. Al termine del quartiere, sulla destra abbiamo due monumenti di pregio: la Torre del Giudizio, una torre medioevale di vedetta – attualmente in restauro – uno dei caratteristici elementi della Campagna Romana, ai quali purtroppo i romani si sono assuefatti, che finiscono per ignorarle. Un secondo incontro è con la graziosa chiesetta paleocristiana di Santa Passera, costruita in epoche successive su tre livelli, costruita nell’VIII secolo sopra un tempio del III secolo d.C., poi elevato con il livello superiore nel XIII secolo.

San Paolo fuori dalle Mura, il Gazometro e la Cloaca Massima

Giungiamo al superamento del ponte Marconi – dal complicato attraversamento semaforico! – dal quale si può arrivare ad un ultimo accesso alla ferrovia, laStazione di Trastevere. Dopo il ponte si comincia ad avvistare sulla destra della ciclabile, la chiesa di San Paolo fuori dalle Mura, la seconda chiesa per grandezza di Roma dopo San Pietro. Quindi si scende sulla banchina del Tevere, dove subito dopo siamo in vista del Gazometro, che si trova sempre sul lato opposto del Tevere, nell’area industriale dismessa riconvertita a polo universitario e museale. Sottopassiamo il ponte della Scienza, subito dopo il quale passiamo anche sotto il Ponte dell’Industria, in ferro. Poi, dopo aver avvistato il Colle Aventino, appena prima del Ponte Palatino, anche questo in ferro, sull’altra sponda si trova il monumento che è ritenuto dagli storici la prima grande opera ingegneristica di urbanizzazione dell’uomo, la Cloaca Massima, del IV-II secolo a.C., da alcuni ritenuta risalente all’epoca di Tarquinio Prisco (VI secolo a.C.), ultimo monumento prima di entrare in pieno centro storico.

Roma e dintorni in bici – 25 itinerari per tutti

Ediciclo Editore, 2012

Il percorso ha preso spunto dagli itinerari pubblicati da me nel 2012 nel suindicato libro, tutti collegati da stazioni ferroviarie, in arrivo e in partenza, con percorsi collegati tra di loro arete, su strade a basso o a bassissimo traffico, utilizzando alcune ciclabili, lungofiumi o percorsi promiscui con i pedoni; solo in pochi punti si rilevano criticità migliorabili con piccoli interventi infrastrutturali. Alla luce delle ultime ciclabili realizzate, vi sarebbero piccoli interventi strutturali – comprese in note tra parentesi quadre – che potrebbero migliorarla, ma una cosa prioritaria è la sua indicazione con apposita segnaletica stradale, in modo da convogliare il traffico ciclistico su strade meno pericolose e alla portata di tutti.

Di seguito è l’elenco di tutti gli itinerari citati, in cui si evidenziano in particolare i primi quattro, il 7., il 9., il 10. e l’11.che si snodano tutte in maniera continuativa lungo il litorale verso Roma da costituire la spina dorsale del tracciato da Torre Flavia a Roma, gli altri sono diramazioni che si spingono ad esplorare l’interno della Campagna Romana, il primo, il 5., provenendo dal Lago di Bracciano, il secondo, il19. deviando verso nord a Castel di Guido:

  • 7 – Le torri di avvistamento della costa laziale: Torre Flavia, Castello Odescalchi e Torre di Palidoro, pagg. 57-65
  • 9 – La Campagna della Bonifica fino alla Valle del Tevere, pagg. 73-77
  • 10 – Dal Parco del Litorale Romano fino alle porte della Città Eterna lungo il Tevere, pagg. 78-82
  • 11 – Il Parco del Litorale Romano sulla sponda destra del Tevere, pagg. 83-85
  • 5 – Da Anguillara a Palidoro per la tenuta di Torrimpietra, pagg. 45-51
  • 19 – La Tenuta di Castel di Guido, pagg. 138-143

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